Conferenza sulla Sacra Sindone - Parrocchia Santo Sepolcro Bagheria

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Conferenza sulla Sacra Sindone

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Conferenza 
sulla Sacra Sindone

Uno studio sulla sacra Sindone è stato curato dai giovani del gruppo Anspi “In Cammino” e dal gruppo “Vivere” in preparazione della Pasqua del 1997. E’ stato presentato alla comunità, nel corso di una conferenza dibattito che si è tenuta nell’auditorium parrocchiale di via La Corte , il 26 marzo 1997. Nel corso della manifestazione hanno tenuto proprie relazioni Rita e Pierantonio Attinasi, Anna Bordonaro, Katia Costanzo, Rosaria Di Lorenzo, Salvo Di Lorenzo, Loredana Di Salvo, Ivan Gargano, Pino Grasso, Salvo Grasso, Santo Lo Piparo, Filippo Restivo, Iole Restivo.
Il grande disegno della Sacra Sindone che campeggiava nell’auditorium è stato realizzato da Cetty Grasso, diplomata all’istituto regionale d’arte di Bagheria. Ecco una panoramica di quanto emerso nel corso della conferenza. L’uomo della sindone è stato crocifisso, come Gesù e i particolari delle torture che si ritrovano sul lenzuolo richiamano il racconto del Vangelo. I segni dei chiodi nelle mani e nei piedi, la “Corona di spine” intorno alla testa, i segni lasciati dai flagelli, la ferita al costato, l’assenza di frattura delle ossa alle gambe. Sindone è parola greca: vuol dire pezza di tela, che può essere usata come lenzuolo funebre. La sacra Sindone è un lenzuolo di lino, lungo metri 4,36, largo metri 1,10. Su di esso si vedono subito, oltre alle due linee scure e ai triangoli bianchi, segni di bruciature a seguito di un incendio del 1532, le impronte di un’immagine frontale e dorsale di un uomo morto per crocifissione. Dal 1578 la Sindone è conservata a Torino, quando vi arrivò da Chambéry, antica capitale del Ducato di Savoia. Dalla metà del XIV secolo, si hanno della Sindone testimonianze storiche certe e senza più interruzioni: il quell’epoca il Lenzuolo è presente a Lirey in Francia; una possibile storia precedente ha visto la Sindone in Oriente a Edessa e Costantinopoli, da dove sarebbe stata trasportata in Europa durante le Crociate. Nel 1453 viene ceduta ai Savoia e segue la famiglia regnante nel trasferimento della capitale in Piemonte. Dal 1694 è custodita, salvo brevi interruzioni, nella splendida cappella che Guarino Guarini costruì tra il Duomo e il Palazzo Reale. Dal 1983 la Sindone è proprietà della Santa Sede, lasciata in eredità da Umberto II di Savoia al Papa. Negli ultimi quattro secoli la Sindone è stata più volte esposta al pubblico. L’ostensione più recente risale al 1978 per i 400 anni del trasferimento a Torino. Il prossimo anno dal 18 aprile al 14 giugno sarà nuovamente esposta al pubblico. La Sindone cominciò a “sorprendere” un secolo fa quando, per la prima volta, venne fotografata da Secondo Pia, nel 1898: il negativo della foto mostrò nei particolari e con un evidenza ben maggiore che il positivo, tutti i “segni” che la Sindone custodiva. Molti si sono chiesti, come si è formata l’immagine sul Lenzuolo? L’immagine intanto bisogna affermare che non è un dipinto ed è stata lasciata dal cadavere di un uomo prima flagellato e poi crocifisso. L’elaborazione al computer ha mostrato che essa ha proprietà tridimensionali, che non appartengono né ai dipinti né alle normali fotografie. Sul Lenzuolo sono stati ritrovati pollini di fiori che hanno offerto forti indizi per una presenza della Sindone non solo in Europa, ma anche nel vicino Oriente. Le analisi sulle tracce di sangue hanno indicato la presenza di sangue umano, del tipo AB. Sul Lenzuolo non vi sono tracce di pigmenti coloranti. Nel 1988 è stata effettuata, su un frammento della Sindone, la “prova di datazione” con il metodo del “Carbonio 14” . I risultati assegnarono al tessuto una data tra il 1260 e il 1390 dopo Cristo. Questi risultati sono oggi messi in discussione all’interno della stessa comunità scientifica; studi sperimentali più recenti hanno poi riaperto la questione. Datazione, adeguata conservazione, formazione dell’immagine; intorno a questi problemi la scienza moderna continua ad interrogarsi. La Sindone è un’immagine, da guardare, da contemplare. I segni della Passione del Signore sono il motivo dell’interesse e della venerazione verso la Sindone , fin dai secoli più antichi. Per i credenti essa è una “Icona della Passione”, così come la definì papa Paolo VI: “Guardando a questa immagine so che crescerà in me, come in tutti i miei fratelli credenti, il fascino misterioso di Lui e risuonerà nei nostri cuori il monito evangelico della sua voce, la quale ci invita a ricercarlo là dove Egli ancora nasconde e si lascia scoprire, amare e servire in figura umana”.

 
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